Rose e Jim

A bordo del volo di ritorno da Nashville, dall’altra parte del corridoio, conobbi una coppia di signori, anziani, probabilmente della stessa età dei miei. 

Rose, “ragazza” molto socievole, attaccò bottone un po’ con tutti: con chi viveva a Brooklyn, ma con i genitori a Nashville, che andava a trovare almeno una volta al mese e chi invece a New York ci andava per lavoro, ed era la prima volta, ma si fermava solo un paio di giorni. 

Jim, traballante sulle gambe, stringeva gli occhi incavati in una pelle penzolante e senza ossa, gesto che lo aiutava a distinguere le parole della moglie dal rumoroso sottofondo dei motori, sordo come lui ed ininterrotto, come Rose.

Una coppia americana, socievole e intraprendente, che non avrebbe attirato particolarmente la mia attenzione, se non fosse stato per un gesto di premura di Rose nei confronti di Jim.

Biscotti o salatini? – chiese la hostess

Rose sorrise, ma diventò poi serissima, rifiutando entrambi, quasi le fosse stata fatta una proposta sconveniente.

Jim invece alzò la mano, indicando i biscotti, probabilmente temendo che la ragazza non lo sentisse per via del rumore, come sarebbe successo a lui. Ma non ebbe fortuna, perché Rose lo fermò subito, come avrebbe fatto una madre con un figlio di pochi anni.

Rose spiegò alla hostess perché non fosse una buona idea e rimise subito dopo la mano di Jim da una parte e i biscotti dall’altra. Si fece dare i salatini, aprì la confezione, ne prese uno per lei e passò il resto a Jim.

Perché ve lo racconto? Perché quell’unico gesto mi ha parlato di una vita intera di premura, dedizione e dolcezza. Mi ha fatto pensare a quanto Jim avesse effettivamente bisogno di essere trattato come un bambino da Rose per stare bene e a quanto Rose avesse bisogno di Jim per riempire il proprio tempo accudendolo amorevolmente.

Ve lo racconto perché qualche ora dopo vidi una coppia di ragazzi, età sui 25-30 anni, seduti ad aspettare il volo per Milano al gate dell’aereoporto di New York, quasi sicuramente una coppia. Dico quasi, perché erano seduti vicini, con le tracolle dei loro bagagli abbracciate tra di loro e una bottiglia d’acqua che sfiorava a turno le labbra dell’uno e dell’altro: ma i loro sguardi viaggiavano su binari paralleli, risucchiati dal piccolo fastidioso schermo dello smartphone, che ammutoliva ogni conversazione. E non ho potuto fare a meno di pensare a dove sarebbero stati e come si sarebbero comportati loro all’età di Rose e Jim.

Ve lo racconto perché venga anche a voi la voglia di essere come Rose e Jim, in viaggio di piacere da Nashville a New York: perché anch’io mi possa ricordare che quando ci si sostiente si può viaggiare a qualsiasi età, anche quando scendendo dall’aereo si trova ad aspettarci uno stuart con una carrozzina, per permettere a Jim di raggiungere l’uscita e a Rose di spingerlo, come un bimbo, in passeggino.

Alberto Geneletti

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