Harry Potter e la ricerca della felicità

Qualche giorno fa, in un incontro con altri genitori, si parlava di un tema affrontato in modo ricorrente nella storia della filosofia: la ricerca della felicità.

Molte delle riflessioni riguardavano cosa sia necessario fare per essere felici, con un’attenzione particolare al fatto che la felicità non sia soltanto celebrare successi, ma anche l’aver saputo affrontare le difficoltà.

Dopo averci riflettuto, la mia conclusione è che, sebbene la felicità sia reale, la ricerca della felicità sia invece un’illusione.

Nel finale di “Harry Potter e la pietra filosofale”, Harry riesce ad estrarre la pietra dell’immortalità da uno specchio magico grazie al fatto di non desiderarla per sé, infrangendo in questo modo l’incantesimo fatto da Silente per proteggere il prezioso oggetto.

Quando cerchiamo la felicità, sforzandoci di focalizzare ciò che ci fa sentire bene o raccomandando agli altri ciò che dobbiamo fare per raggiungerla, stiamo tentando invano di estrarla da uno specchio. L’illusione è il fatto che, per quanto ci sforziamo di sorridere e di apparire felici, fino a quando nello specchio vedremo solo l’immagine di noi stessi, non riusciremo mai a raggiungerla.

Il trucco, la soluzione, l’incantesimo per infrangere questa illusione è quella di cercare nello specchio la felicità degli altri.

E non occorrono teoremi e dimostrazioni per sostenere questa tesi. Quando amiamo qualcuno, tra le amicizie, nella coppia, in famiglia, in attività di volontariato, ci rendiamo conto che il tempo donato agli altri ci torna indietro come un’incredibile sensazione di appagamento e di benessere.

La nostra felicità, è la felicità degli altri. Si tratta di un semplicissimo assioma, un’affermazione la cui veridicità è evidente a tutti.

E proprio come Harry si ritrova con la pietra dell’immortalità in tasca, anche la felicità è sempre a portata di mano. Basta sapere per chi la stiamo cercando, e potremo raggiungerla molto facilmente.

La nostra felicità, è la felicità degli altri. E raggiungerla è molto più semplice di quanto possa sembrare.

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