Realtà virtuale e sensibilizzazione sociale

Ieri sera nel salone d’onore della Triennale di Milano si è tenuto l’evento Meet the Media Guru, con Tim Jones, CEO di Artscape, organizzazione no-profit canadese leader nello sviluppo e nella trasformazione urbana e Gabo Arora, Direttore Creativo delle Nazioni Unite, fondatore e Presidente di LightShed, start-up focalizzata sull’impatto sociale della realtà virtuale.

Gabo Arora ha presentato il documentario da lui diretto Clouds over Sidra, girato in realtà virtuale (video immersivo a 360°), che potete sperimentare tramite un visore di realtà virtuale come Google Cardboard o Gear VR, scaricando l’app Within VR sul vostro smartphone.

http://with.in/watch/clouds-over-sidra/

Il documentario, di 8 minuti e mezzo, è stato girato nel campo profughi di Zaatari, in Giordania, costituito nel 2012 per ospitare i profughi siriani.

Sidra è una bambina siriana di 12 anni che descrive in prima persona la sua esperienza nel campo profughi: la sua famiglia con il fratellino piccolo che piange sempre, i giochi dei ragazzi più grandi, il desiderio che le nuvole cambino un giorno direzione e con loro lei possa lasciare il campo e tornare a casa.

Nella sua presentazione Gabo ci ha parlato dell’importanza di rappresentare la sofferenza come strumento per il cambiamento (“If we could show suffering from other people, things would change”): ma mostrare non è sufficiente, è necessario creare empatia e la realtà virtuale è un ottimo strumento per farlo.

Secondo Gabo l’elemento fondamentale della narrazione in realtà virtuale è la presenza, il ricreare la sensazione di vivere l’esperienza di Sidra in prima persona, con i profughi che si voltano verso la telecamera e le parlano (“Sidra is not a ghost”). Interessante anche la digressione sul ruolo del regista, che deve ricorrere a soluzioni alternative per dirigere l’attenzione dello spettatore, ad esempio utilizzando il suono (fondamentale indossare le cuffie, per avere la percezione della provenienza delle voci e dei rumori dell’ambiente).

Il documentario è diretto e coinvolgente, senza grandi occasioni per commuoversi, ma sicuramente efficace: forse quello che manca è soltanto un lieto fine. “Sidra is still there”, conclude Gabo. Auguriamoci che attività come questa possano davvero portare presto a un cambiamento.

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